Antichità e ricerca storica nella Tuscia meridionale

Dov'è Monterano

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Escursioni a Monterano

20 maggio 2012

Bibliografia

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Levi 1978: Annalina e Mario Levi, La “Tabula Peutingeriana”, Bologna: Edizioni Edison, 1978. All'opera è allegata una copia in scala 1:1 della Tabula.

Pacciarelli 2006: Marco Pacciarelli, Dal villaggio alla città, la svolta protourbana del 1000 a.C. nell'Italia tirrenica, Firenze: All'Insegna del Giglio, 2006.

Quercioli 1992: Mauro Quercioli, Le città perdute del Lazio, Roma: Newton Compton, 1992.

Östenberg 1967: Carl Eric Östenberg, Luni sul Mignone e problemi della preistoria d'Italia, Lund, Sweden: C.W.K. Gleerup, 1967.

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Turano 1998: Antonino Turano, Gli ultimi anni di Monterano, Ancona: Tecnoprint, 1998.

Villa 1995: Carlo Villa, Le strade consolari di Roma, Roma: Newton Compton, 1995.

Villari 2007: Lucio Villari (a cura di), Il Risorgimento, 8 volumi, Roma: Gruppo Editoriale l'Espresso, 2007.

Links

Sito web ufficiale del comune di Canale Monterano.

Sito web della Riserva naturale regionale di Monterano.

Canale Monterano e Monterano, Wikipedia.

Monterano (Canale Monterano)

© Giampiero Marcello

Introduzione

Le rovine dell'antico abitato di Monterano sorgono su una collina rocciosa che si trova sulla riva sinistra del fiume Mignone alla confluenza con il fosso Bicione. Monterano si trova a 266 metri di altitudine sul livello del mare, ad una distanza di circa due chilometri in linea d'aria a ovest dell'attuale comune di Canale Monterano, situato alla quota più elevata di 378 metri sul livello del mare.

La collina di Monterano è formata da rocce tufacee, stratificatesi in seguito alle eruzioni dei vulcani sabatini. 1 Il tufo poggia su un letto di argilla, visibile alla confluenza dei due corsi d'acqua, posta a una quota cento metri più in basso. Tutto intorno il paesaggio è formato da poggi rocciosi, dalle pendici scoscese, alti tra 250 e 350 metri sul livello del mare e separati da strette e profonde valli fluviali.

La sommità della collina di Monterano è di forma allungata lungo l'asse est-ovest, pianeggiante e ampia circa tre ettari. Su di essa si trovano i ruderi suggestivi di un castello medievale, con il suo borgo, trasformato in residenza principesca dalla famiglia Altieri nel XVII secolo e, infine, abbandonato agli inizi del XIX secolo.

Le origini

Le origini di Monterano sono molto antiche. Risalgono ad un villaggio formatosi sulla sommità della collina nell'Età del Bronzo finale, intorno al 1000 a.C. 2 Da questo nucleo iniziale, situato probabilmente nella stessa area dove oggi si trovano i resti del castello, ebbe origine il centro etrusco di Manthura.

La radice del nome, Manth, richiama quelli di una coppia infernale etrusca, i cui nomi conosciamo dai Romani come Mantus, divinità maschile, e Mantia (o Manturna), divinità femminile. A quest'ultima era con ogni probabilità ispirato il nome della cittadina etrusca.3

Non desta meraviglia che ci si sia ispirati a una divinità infernale per dare il nome alla città. Partendo dalla cascata di Diosilla, avvicinandosi da sud-est al colle sul quale sorgeva la città antica, si possono notare:

  • l'odore sulfureo delle acque del fosso Bicione;
  • una profonda grotta artificiale, sopraelevata sul lato sinistro del corso del Bicione, forse parte di un sistema di canalizzazione delle acque sotteranee;
  • nel fondovalle: la bocca di una grotta, oggi inaccessibile a causa dei pericoli di crollo, dalla quale si dipartono angusti cunicoli, segno di un'antica attività mineraria;
  • una polla di acqua fredda ribollente, residuo dell'attività vulcanica che un tempo caratterizzava la zona.

Nei dintorni di Manthura, inoltre, si trovano numerose sorgenti termali, tra le quali le più importanti sono quelle di Stigliano, probabilmente già frequentate in epoca etrusca per le loro proprietà curative.

Manthura si situava in quello che un tempo era il territorio controllato dalla metropoli etrusca di Cisra, che i Romani chiamavano Caere. 4 Fiorì tra il VII e il V secolo come città di frontiera, trovandosi nei pressi del confine settentrionale di Caere con l'altra grande città etrusca di Tarquinia.5

Le necropoli di Manthura si trovano alla base del poggio su cui sorgeva il centro abitato, lungo le vie di accesso tutt'intorno ad esso e a nord, sulla riva opposta del fiume Mignone. Lo stile delle tombe di Manthura richiama modelli ceretani, a conferma dell'influenza che su di essa esercitava Caere. 6

Le prime scoperte risalgono alla fine dell'Ottocento, come riferisce Adolfo Klitsche de la Grange, ingegnere minerario e studioso di antichità. In località Pozzo Tufo, nel 1884 furono rinvenute alcune tombe nel terreno di proprietà di un certo Scipione Tosti di Oriolo Romano, delle quali una in particolare scavata nel tufo con volta a due spioventi ed architrave centrale, e due banchine, di ridotte dimensioni (3,60x2,30). Al suo interno furono recuperati numerosi reperti fra cui due grossi doli di colore rossastro, nonché vasellame vario. Alcuni piatti, ritenuti “ciste fittili”, erano decorati con figure rilevate ad impressione, quali cervi, quadrupedi alati, cinghiali, sirene ed altro, materiale di chiara provenienza villanoviana. Presenti inoltre uno stamnos decorato, tre kantharoi e quattro olpe in bucchero etrusco. Su una delle due banchine erano situati i pochi resti di un cadavere probabilmente non perfettamente cremato unitamente a stoviglie in bucchero e unguentari di fattura greca. Al di sopra della tomba era presente un pozzo sepolcrale dotato di pedarole.

La conquista romana

Con la conquista romana il nome fu latinizzato in Manturanum (o Manturianum).7 Le terre più fertili del territorio di Marturanum furono assegnate a cittadini romani che vi si trasferirono in massa, edificando ville rustiche e fattorie, in un periodo che le indagini archeologiche collocano tra il III e il I secolo a.C.

Tra la fine del III e la metà del II secolo a.C. fu realizzata una grande strada, la via Clodia, probabilmente riprendendo tratti di una preesistente strada etrusca. La Clodia attraversava l'Etruria meridionale a occidente del lago di Bracciano, puntando a nord toccava Blera e Tuscana (l'odierna Tuscania), proseguiva per Saturnia nell'attuale Toscana e confluiva, infine, nell'Aurelia.8

Manturanum, distante dalla via Clodia, perse importanza; tuttavia, dovette mantenere una certa vitalità, trovandosi in prossimità di una ramificazione della Clodia che conduceva all'antico complesso termale delle Aquae Apollinares.9 Lungo il tracciato della Clodia sorse il centro di Forum Clodii, situato nei pressi del lago di Bracciano,10 che crebbe rapidamente in popolazione e acquisì maggiore rilievo politico ed economico del più antico centro etrusco. Vicino a Forum Clodii e al lago acquisiscono rinomanza le terme delle Aquae Apollinares Novae.11 Dal punto di vista amministrativo l'oppidum di Manturanum finì per dipendere dalla praefectura Claudia Foroclodiensium.12

Il Medioevo

Forum Clodii già agli inizi nel III secolo d.C. era un importante centro cristiano, tanto da avere un proprio vescovo, che nel 313 si recò al concilio convocato da papa Milziade, al quale parteciparono non più di sedici vescovi italiani. La fine dell'impero romano d'Occidente favorisce, nel caos generale, la rinascita di Manturanum. Le grandi strade che un tempo erano percorse dall'esercito romano in marcia verso le frontiere, poi da viaggiatori e mercanti, divennero la via più facile e diretta da percorrere per i barbari lanciati verso Roma. Forum Clodii era troppo esposta. I Longobardi di Alboino, calando da Spoleto verso Roma nel 573, probabilmente la distrussero, mettendo in fuga i suoi abitanti. Il vescovato fu quindi trasferito a Marturanum, località più protetta e difendibile, dove rimase fino intorno all'anno Mille, quando la diocesi fu riunita con quella di Sutri.13

Un singolare episodio sottolinea l'importanza di Marturanum nell'Alto Medioevo. Nel 730, durante il papato di Gregorio II, un certo Tiberio Petasio si mise a capo di una rivolta contro l'autorità dell'esarca Eutichio, che da Ravenna rappresentava in Italia l'imperatore d'Oriente. Petasio, che aveva la sua base nel castrum Marturianense, si proclamò addirittura imperatore d'Occidente, raccogliendo il riconoscimento anche degli abitanti di Blera e di Luni sul Mignone. La rivolta dovette impensierire non poco l'esarca, che chiese l'aiuto militare del papa. A Monterano, Petasio fu sconfitto, catturato e ucciso. La sua testa fu inviata a Costantinopoli all'imperatore.14

Con l'unione della sede vescovile con Sutri, l'importanza di Monterano diminuisce di nuovo. Metà della Manturianum fu data in concessione all’abbazia di San Paolo, donazione confermata poi con Bolla di papa Gregorio VII del 1081, mentre l’altra metà restò alla Chiesa. Nei successivi atti di conferma papale del 1203 e del 1218, con il passaggio della sede vescovile a Sutri, tale località perde la sua conformazione di civitas, riducendo la propria fisionomia urbanistica a semplice castrum, con molta probabilità frammentatosi fra più proprietari. 15 Tra il XII e il XII secolo il nome si modifica in Monterano.16 Tuttavia, tra la fine del XIV e la metà del XV secolo Monterano è ancora un centro popoloso come risulta dai registri della tassa del sale.17

Dall'XI secolo appartiene ai Prefetti di Vico. In una sentenza arbitrale del 1234 Monterano figura ancora tra i possedimenti dei Di Vico.18 Nel XIV e nel XV secolo Monterano cambia più volte proprietario - talvolta è in condominio di più soggetti - dagli Orsini agli Anguillara, ai Colonna, di nuovo agli Orsini. Tra i condòmini figurano personaggi di secondo piano quali un certo Pensoso, un non meglio identificato Millini ed altri ancora. Un capitano di nome Gentile da Monterano è ricordato al seguito del re di Napoli Ladislao d'Angiò al suo arrivo a Roma nel 1408. Viene ricordato inoltre Coluzia, condottiero inviato dal papa Urbano VII a sedare la rivolta dei Cornetani nel 1382. Papa Giovanni XXIII (l'antipapa) in una epistola del 7 marzo 1413 definisce questa località “domicellus Sutrinae diocesis”. 19

Gli Orsini stabiliscono il loro centro principale a Bracciano, non lontano all'antica Forum Clodii, ma in una posizione ben più difendibile. Il nuovo abitato, come la città romana, è situato vicino al lago e al tracciato dell'antica via Clodia; grazie a ciò prospera e acquisisce sempre maggiore importanza. Presto Monterano si ritrova ancora una volta in una posizione subalterna.

Dagli Altieri all'abbandono

Il territorio monteranese è fertile, rinomato nel Cinquecento per la produzione di vino rosso e bianco.20 Vi si intraprendono attività minerarie, con l'estrazione di zolfo e ferro. Proprietà degli Sforza nel 1571, nel 1671 è acquistato dagli Altieri, antica famiglia nobile romana, che fanno di Monterano il loro centro residenziale e amministrativo. Gli Altieri incaricano Gian Lorenzo Bernini di ristrutturare l'antico borgo, che sembra destinato ad una nuova e inaspettata ripresa. Sono gli anni in cui è papa proprio un Altieri, con il nome di Clemente X (1671-1676).

La fortuna degli Altieri in seguito si indebolisce e per Monterano il XVIII secolo segna una decadenza irreversibile. I campi vengono progressivamente abbandonati. Le acque non più regolate come al tempo degli etruschi, ristagnano formando degli acquitrini. La malaria si diffonde, tormentando la popolazione, che si riduce sempre di più. In zona più elevata e più salubre è sorto Canale, fondato da coloni toscani e umbri nel 1500, che accoglie in numero sempre crescente i monteranesi.

Il colpo di grazia lo danno nel 1799 le truppe rivoluzionarie francesi, che dopo aver duramente represso la resistenza dei tolfetani, fedeli al papa, assalgono Monterano.21 Si narra che i monteranesi prestassero segretamente aiuto agli abitanti di Tolfa, consentendo loro l'uso dei mulini, in violazione delle disposizioni francesi. All'arrivo dei Francesi, ben sapendo cosa era toccato ai tolfetani, gli abitanti di Monterano abbandonarono in tutta fretta le loro case e si rifugiano a Canale. Monterano fu distrutta e mai più abitata. Nel 1872, Canale, in memoria dell'antica e nobile vicina, acquisì anche il nome di Monterano.22

Le rovine dell'abitato

Le rovine di Monterano costituiscono una meta escursionistica molto frequentata. Si impone subito alla vista l'acquedotto, realizzato con due ordini di arcate, realizzato nel XVII secolo per servire il palazzo del signore del luogo.22

Si entra nel borgo abbandonato dal lato meridionale attraverso quello che in origine doveva essere l'unico accesso dell'abitato. Porta Pradella è impostata al termine di una ripida salita, dopo una curva a gomito che costringe gli assalitori a esporre in fianco destro ai difensori, secondo lo schema antichissimo delle porte scee.

Immettendosi nella piazza principale, sulla sinistra si trova la cattedrale di Santa Maria, edificata quando Monterano era sede di diocesi e della quale resta in piedi solo un campanile monco. Le rovine di case e altri edifici contornano la piazza.

Il palazzo degli Altieri domina la piazza. Una bella fontana sovrastata da un grande leone in pietra caratterizza la facciata. L'edificio fu realizzato ristrutturando il castello feudale, di cui rimane evidenza dalle due torri sul lato est.

La chiesa di San Rocco sorge a fianco del palazzo signorile. Ad unica navata, con due cappelle semicircolari ai lati, è oggi priva del tetto.

Sul lato ovest della piazza una porta conduce verso la chiesa con l'adiacente monastero di San Bonaventura, costruita nel 1677 da Martino de' Rossi su indicazione del Bernini, che sorge fuori dalle mura all'estremità occidentale del pianoro. 23 Una fontana ottagonale è posta al termine di un suggestivo percorso scenografico dalle mura alla chiesa.

Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera Monterano, foto di Roberto Maldera

L'autore ringrazia Valerio Contrafatto per le utili osservazioni e integrazioni.

1. I vulcani sabatini sono stati attivi in un'epoca che va da 400 a 50 migliaia di anni fa. Si veda Bosellini 2005, p. 149 Figura 17.1.

2. Si vedano: Pacciarelli 2006, p. 95 fig. 50, p. 102 fig. 56, p. 227; Di Gennaro 1984, pp. 83-85.

3. Si veda Gasperini 1999, in particolare i saggi “Monterano. Un centro minore dell'Etruria meridionale” pp. 124-125, “Gli etruschi e le sorgenti termali” pp. 250-252, “Iscrizioni latine rupestri nel Lazio” pp. 278-279. Si vedano anche : Quercioli 1992 pp. 258 e sgg; Cristofani 1999, alla voce “Mantova” pag. 163.

4. Caere sorgeva dove oggi si trova la città di Cerveteri. Il territorio della città antica si estendeva, probabilmente, tra il fiume Mignone a nord-ovest, il fiume Arrone a sud-est e il lago di Bracciano a nord.

5. Per la cronologia dei ritrovamenti archeologici di Monterano si veda “Monterano. Un centro minore dell'Etruria meridionale” in Gasperini 1999, in particolare pp. 106 e sgg. Secondo gli studiosi, il corso del Mignone segnava il confine tra il territorio delle due grandi città etrusche di Caere, situata sulla sinistra del fiume, e di Tarquinia, sulla destra. Manthura, che sorgeva sulla sinistra del fiume, era, dunque, situata nel territorio cerite.

6. Si veda “Monterano. Un centro minore dell'Etruria meridionale” in Gasperini 1999. Il fatto che le necropoli settentrionali di Manthura si trovino alla destra del Mignone, in quello che sarebbe territorio tarquiniese, induce a pensare che in quel punto il confine non fosse segnato dal fiume. L'influenza cerite è, infatti, riscontrabile nello stile dei monumenti funerari dei centri etruschi di S. Giuliano (nel comune di Blera) e S. Giovenale (nel comune di Barbarano Romano), a nord di Monterano, in quello che doveva essere pieno territorio tarquiniese. Wetter definisce “terra di nessuno” l'ampio, poco ospitale, quadrilatero delimitato dall'ansa del Mignone a sud di Veiano, a nord del quale si trovano S. Giovenale e S. Giuliano, mentre Monterano si situa nell'angolo sud-est di esso. Il Mignone doveva, quindi, sì segnare il confine, ma attraversando “zone cuscinetto” determinate dalla geografia del territorio e dall'influenza esercitata da Caere e Tarquinia sui centri minori. Tali aree di influenza, probabilmente, variavano nel tempo in funzione della forza politica ed economica relativa delle due metropoli. Si veda Erik Wetter, “Studies and Strolls in Southern Etruria” in particolare pp. 187-188, in Boëthius 1962 e “Monterano. Un centro minore dell'Etruria meridionale” in Gasperini 1999, pp. 126-127.

7. Secondo alcuni il toponimo Manturanum (o Marturanum) è da attribuire alla collina di San Giuliano, nel territorio del comune di Barbarano Romano (VT), nella quale sorgeva un centro abitato etrusco il cui nome antico non è stato attribuito con certezza. Può darsi che i due centri in epoca etrusca avessero un nome simile, ma non si può sottovalutare la sopravvivenza del toponimo fino ai giorni nostri nel nome del comune di Canale Monterano, dopo la trasformazione in Monteranum, che richiamava la parola 'monte', avendo l'originario 'Mant' perduto ogni significato per la gente del luogo. Sul dibattito tra gli studiosi sulla localizzazione della città antica di Monteranum/Manturanum si vedano: “Monterano. Un centro minore dell'Etruria meridionale” in Gasperini 1999 pp. 118 e sgg. ; Östenberg 1967, p. 27 nota 1; Quercioli 1992, pp. 258-259.

8. Il percorso della Clodia in Toscana non è chiaro (Villa 1995, pp.188 e sgg.). Secondo la Tabula Peutingeriana, una copia medievale di una carta stradale romana, la Clodia si immetteva nell'Aurelia a Succosa, all'altezza della penisola dell'Argentario, probabilmente nei pressi di Ansedonia. Si veda Levi 1978 p. 48 e la carta allegata.

9. Da identificare con le attuali terme di Stigliano. Si veda “Scoperte archeologiche a Stigliano” in Gasperini 1999.

10. Forum Clodii è stato localizzato dove sorge la chiesa di San Liberato, presso il lago di Bracciano, lungo la strada che dalla città di Bracciano conduce a Trevignano Romano.

11. Si tratta della località moderna di Vicarello. Si veda anche “Gli Etruschi e le sorgenti termali” in Gasperini 1999.

12. Si veda “Ecclesia Manturianensis quae antea foroclodiensis” in Gasperini 1999 p. 315.

13. Dall'inizio del VI secolo non abbiamo più notizia di vescovi di Forum Clodii. Per contro, a partire dalla metà del VII secolo le fonti iniziano a citare vescovi provenienti da Manturanum, fino a tutto il X secolo. Si veda: “Ecclesia Manturianensis que antea Foroclodiensis” in Gasperini 1999 e Sommella 2003 p.188 e tav.21.

14. La vicenda di Tiberio Petasio è narrata nel Liber Pontificalis, il libro che narra la vita dei papi. Si veda anche Gasperini 1999 p. 322 nota 33.

15. Silvestrelli 1940, pp. 588 e sgg; Conti 1980 p.164.

16. Gasperini 1999 p. 123.

17. Conti 1980 pp.164-165.

18. Bonechi 1993, vol. I, p. 175.

19. Conti 1980, p.164; Tomassetti 1910-1926, vol. III pp. 86-87.

20. Il bottigliere di papa Paolo II (1464-1471) lodava in particolar modo «quello rosso e quella qualità di bianco del color d'oro detta Alicante» (Tomassetti 1910-1926, vol. III pp. 87-88); anche Paolo III (1534-1549) ne apprezzò le qualità. Purtroppo di tale vino resta oggi ben poca traccia (si veda l' articolo del sommelier Vittorio Gradoli nel sito web del comune di Canale Monterano).

21. Nel 1796 la Rivoluzione francese irrompe in Italia con le truppe guidate da Napoleone Bonaparte. Nella penisola, ai vecchi stati, governati da sovrani assoluti (tra cui è da includere il papa), si sostituirono repubbliche sorelle di quella francese, ispirate agli ideali di libertà e di eguaglianza della rivoluzione. La Repubblica romana fu proclamata il 15 febbraio 1798 ma ebbe vita difficile e breve, come le altre repubbliche sorte nel suolo italiano. Cadde il 30 settembre 1799 in seguito alla ritirata delle truppe francesi, costrette a riparare in Francia da un esercito austro-russo entrato in Piemonte e in Lombardia. Inizialmente accolto come liberatore, l'esercito francese si segnalò anche per le ruberie sistematiche ai danni del patrimonio artistico e culturale italiano e per le prepotenze contro la popolazione. Numerose rivolte a carattere popolare infiammarono soprattutto le campagne, anche nel Lazio. Si veda Villari 2007, vol. 1, pp. 130 e sgg.

21. Quercioli 1992 p. 263.

22. Turano 1998, si veda qui.

23. La porta fu aperta probabilmente in occasione della ristrutturazione del borgo realizzata dal Bernini.

2 dicembre 2012 (ultima revisione: 8 dicembre 2012).