Antichità e ricerca storica nella Tuscia meridionale

Dov'è San Giuliano

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Escursioni a San Giuliano

20 novembre 2011

Bibliografia

Ceci 2008: Francesca Ceci e Alessandra Costantini, Lazio settentrionale. Etruria e Sabina, collana Archeologia delle Regioni d'Italia, Roma: Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 2008.

Cristofani 1999: Mario Cristofani (a cura di), Dizionario illustrato della civiltà etrusca, Firenze: Giunti, 1999.

Di Gennaro 1986: Francesco Di Gennaro, Forme di insediamento tra Tevere e Fiora dal Bronzo finale al principio dell'età del Ferro, Firenze: Olschki Editore, 1986.

Gasperini 1999: Lidio Gasperini, Archeologia e storia del territorio canalese, Quaderni del bicentenario della distruzione di Monterano I, Canale Monterano 1999, Tivoli: Editrice Tipigraf, 1999.

Naso 1996: Alessandro Naso, Architetture dipinte, Roma: L'Erma di Bretschneider, 1996.

Peroni 2004: Renato Peroni, L'Italia alle soglie della storia, Editori Laterza, Roma-Bari, 2004.

Quercioli 1992: Mario Quercioli, Le città perdute del Lazio, Roma: Newton Compton, 1992.

Bonechi 1993: Autori Vari, Il Lazio paese per paese, volumi I-V, Firenze: Casa editrice Bonechi, 1993.

Östenberg 1967: Carl Eric Östenberg, Luni sul Mignone e problemi della preistoria d'Italia, Lund, Sweden: C.W.K. Gleerup, 1967.

ISVRoma 1962: Svenska Institutet i Rom, Etruscan Culture. Land and People, Malmö, Sweden: Allhem Publishing House, 1962.

Links

Sito web ufficiale del comune di Barbarano Romano.

Il parco della regione Lazio 'Marturanum' e il suo Museo Naturalistico.

Barbarano Romano, Wikipedia.

San Giuliano (Barbarano Romano)

di Giampiero Marcello

Introduzione

San Giuliano è una collina situata a circa 1400 metri in linea d'aria a nord-est della cittadina di Barbarano Romano, comune della provincia di Viterbo. La collina prende il nome dalla chiesa, oggi abbandonata, che sorge in cima ad essa.

I fianchi di roccia di tufo dell'altura sono profondamente scavati dai corsi d'acqua stagionali che scorrono attorno ad essa. La collina ha perciò una conformazione tipica nella Tuscia laziale, “a isola” allungata, con pareti ripide, che si staglia nettamente dal territorio circostante.

In cima alla collina di San Giuliano si estende un pianoro ampio 8-9 ettari adatto all'insediamento umano, dotato di ottime difese naturali. Fu, infatti, sede di un abitato etrusco, in analogia con le vicine alture di San Giovenale e di Luni sul Mignone.

Cenni storici

San Giuliano e l'area circostante fu abitata ben prima dell'epoca etrusca. La località “il Pontone” è una lingua di terra compresa tra due brevi corsi d'acqua e che si affaccia a strapiombo sulla Valle Sarignano,1 subito a nord del centro abitato di Barbarano Romano. Lì si trovava un villaggio, probabilmente fortificato, abitato dall'età del Bronzo medio al Bronzo finale.2 Anche presso la collina di San Giuliano sono state trovate tracce di frequentazione umana risalente al Bronzo finale.3

In località Chiusa Cima, a circa 500 metri a sud-est di San Giuliano, è stata individuata la necropoli di S. Antonio, risalente alla prima età del Ferro.4 Non è noto dove si trovi il villaggio cui la necropoli di S.Antonio è pertinente; secondo una ipotesi accreditata si trova nel vicino Monte Cuculo, ma non è da escludere che si possa trattare di un abitato dell'età del Ferro di cui è verosimile la presenza sullo stesso colle di San Giuliano.5

Non è noto il nome dell'abitato etrusco di San Giuliano. Secondo alcuni si tratterebbe di Cortuosa o di Contenebra, due oppida vicini, posti al confine del territorio di Tarquinia e conquistati senza troppe difficoltà dai Romani nel 388 a.C., come racconta Tito Livio nella Storia di Roma libro VI capo IV.

Secondo altri il nome è Marturanum o Manturanum, forse di origine etrusca, citato nel Liber Pontificalis. Sulla base di tale interpretazione, che trova riscontro nella tradizione locale, è stato dato il nome al parco archeologico e naturalistico nel quale si trova San Giuliano.

Questa seconda tesi, peraltro, non è condivisa da altri ancora, che ritengono, invece, più probabile che Manturanum si riferisca all'abitato abbandonato di Monterano, nel comune di Canale Monterano.

Il problema non è di facile soluzione, perché sono diversi i centri, tra loro vicini, che possono corrispondere alle scarne informazioni fornite nelle fonti scritte conosciute di epoca romana e successiva. 6

Dopo la conquista romana il territorio di San Giuliano fu assegnato al municipio di Blera. La collina e i suoi dintorni furono abitati ancora nell'alto Medioevo,7 come testimoniano i rifacimenti delle antiche mura urbiche e i riutilizzi delle tombe antiche, trasformate in ricoveri per uomini e animali. In seguito, probabilmente a partire dal XIII secolo, gli abitanti abbandonarono San Giuliano e si trasferirono nella vicina Barbarano Romano.

Le necropoli

Le numerose necropoli di San Giuliano si estendono sulle alture che circondano la collina e lungo le profonde gole scavate dall'acqua, dette anche forre, che le separano e allo stesso tempo consentono una facile comunicazione dall'una all'altra.8 Le tombe più antiche risalgono all'età del Ferro, le più recenti al III secolo a.C. La diversità degli ambienti che il paesaggio racchiude in un territorio relativamente limitato ha dato agli architetti funerari etruschi occasione di realizzare una grande varietà di tombe in un lungo arco di tempo.

Nella necropoli di Campo S. Antonio, risalente ai secoli X-VIII a.C., sono stati individuati i tipici pozzetti nei quali erano deposte le urne dalla forma di vaso biconico, contenente le ceneri del defunto, dotate a volte di un coperchio a forma di elmo pileato9 o crestato come nel villanoviano di Tarquinia e di Veio.

Le tombe etrusche più antiche, di età orientalizzante (VII-VI secolo a.C.), 10 si trovano nelle necropoli di Chiusa Cima e del Caiolo, situate rispettivamente a sud e a nord-est della collina di San Giuliano.

La tomba Cima, risalente alla seconda metà del VII secolo a.C., è di particolare importanza per la sua monumentalità. Il tumulo da cui è costituita fu scavato nel secondo quarto del VII secolo a.C. (ovvero tra il 675 e il 650 a.C.) e misura ben 36 metri di diametro. Al suo interno sono state scavate in tempi diversi diverse camere tra il VII e il VI sec. a.C., decorate con modanature incise nella roccia e con dipinti applicati direttamente sulle pareti di tufo, di cui rimangono attualmente solo poche tracce di colore.

Di età orientalizzante anche il tumulo detto la Cuccumella del Caiolo, di oltre 30 metri di diametro, costruito interamente in blocchi di pietra squadrati con cura, la cui pianta somiglia alle abitazioni arcaiche scavate nel vicino centro etrusco di San Giovenale. Entrambi i tumuli sono stati realizzati seguendo un gusto di ispirazione ceretana.

Le maggior parte delle tombe rupestri di San Giuliano risalgono all'età arcaica (VI-V a.C.) e per tipologia prevalgono quelle “a dado”, per la forma a parallellepipedo, o “a semidado”, quando il lato posteriore non è stato scavato per staccarlo dalla parete rocciosa. Due grandi tombe a semidado sono state denominate popolarmente “le palazzine”, in quanto le aperture che danno accesso alle camere sepolcrali sono allineate come le finestre nei moderni palazzi.

Di particolare interesse le tombe “a portico”, risalenti al VI-IV secolo a.C., sempre della tipologia “a semidado”, caratterizzate da un vano aperto sopra la camera funeraria, con il soffitto a doppio spiovente sorretto da una colonna scavata “a risparmio” nella roccia. Tale piattaforma, raggiungibile per mezzo di una scala scavata nella roccia, era destinato a rituali funerari.

Tra le più recenti, vi è la Tomba del Cervo, “a semidado” e risalente al IV-III sec. a.C., così chiamata per il graffito rappresentante un lupo che azzanna un cervo, inciso nella parete della scalinata di accesso alla piattaforma sopra il dado.

Alcuni interessanti reperti raccolti nelle necropoli di San Giuliano si trovano nel museo civico di Barbarano Romano.

La città antica

Non rimane molto della città antica. I grossi blocchi di tufo che sono posti alla base delle mura sono quelli della originaria fortificazione etrusca. Di chiara impostazione etrusca è il percorso scavato nella roccia per accedere al pianoro, che attraversa la porta di accesso, identificata dall'archeologo Gino Rosi negli anni Venti del secolo passato.

Di epoca etrusca anche le canalizzazioni per la raccolta dell'acqua in cisterne, che si trovano sul lato occidentale del pianoro, realizzate per assicurare l'approvvigionamento idrico dell'abitato e, forse, anche per servire un laboratorio per la produzione di ceramica. Una di queste cisterne è stata ampliata in epoca romana per realizzare un bagno termale. Una parete del bagno romano è crollata, permettendo uno splendido affaccio sulla gola sottostante.

In località La Noce sono state identificate le fondazioni, forse di un tempio, e un deposito di oggetti votivi risalente al III-II sec. a.C..

A sud-ovest della collina di San Giuliano, sul colle Sarignano che domina da nord la valle omonima, sono state trovate le tracce di un altro abitato arcaico, situato in posizione intermedia tra San Giuliano e Barbarano Romano.

Le ricerche archeologiche e le numerose necropoli, dunque, testimoniano una numerosa presenza umana in epoca etrusca, a San Giuliano e in tutta l'area circostante. I diversi insediamenti erano serviti da una fitta rete di strade e sentieri, di cui rimane traccia nello scavo della roccia di vie cave o tagliate, di attraversamenti e percorsi artificiali, che integrano le opportunità di passaggio offerte naturalmente dai corsi d'acqua.

L'abitato altomedievale

Con la fine dell'organizzazione statale romana, terminò un ordine costituito che aveva assicurato per secoli la pace sociale. I disordini e le violenze che seguirono, spinsero la popolazione a rifugiarsi in luoghi facilmente difendibili nelle campagne. Fu cosÌ che insediamenti di epoca pre-romana furono rioccupati e le difese di un tempo riparate e ricostruite.

Anche per l'antica città etrusca di San Giuliano accadde qualcosa di simile. Nell'Alto Medioevo, filari di blocchi di pietra più piccoli, spesso ricavati da grandi blocchi recuperati da costruzioni di epoca precedente, furono messi in opera sopra a quelli più grandi residui delle fortificazioni etrusche, per rafforzare le difese dell'abitato.

Grotte artificiali, un tempo usate per deporvi i morti, furono riadattate, spesso con scavi che alteravano la struttura originaria fino a renderla quasi irriconoscibile, per ricavarne magazzini, stalle, laboratori. Troviamo una tomba trasformata in un forno per cuocere il pane, nella necropoli del Caiolo, e un'altra in chiesetta rupestre, con ancora tracce di pittura sacra, a est della collina di San Giuliano, a poca distanza dalla strada per accedere all'abitato.

La forma di riutilizzo più semplice fu quello di ricovero per l'uomo, senza altro conforto che un fuoco acceso presso l'ingresso, come testimonia lo spesso strato nero di fuliggine depositatosi sulla roccia di numerose tombe rupestri, anche piccolissime, situate lungo le strade che portano a San Giuliano.

In un'epoca successiva al Mille, alcuni centri privilegiati per diverse ragioni - migliori difese naturali, cambiamenti nella rete viaria, minore soggezione a eventi naturali avversi come le frane - vennero dotati di più forti e moderne cinte murarie, spesso su iniziativa di un potente signore.

Tale fenomeno, detto dagli storici incastellamento, produsse un processo di selezione tra i centri abitati della campagna. Ponendo termine a una storia abitativa antichissima, tra l'XI e il XII secolo la popolazione di San Giuliano si trasferì nella vicina Barbarano Romano, che alla fine del XII secolo risulta dotata di un robusto circuito murario, che si può ammirare ancora oggi. 11

La chiesa di San Giuliano

La chiesa di San Giuliano è il risultato di numerosi interventi, avvenuti tra il XII e il XVIII secolo. Realizzata con materiali recuperati dall'antico abitato etrusco-romano, aveva in origine un impianto a tre navate, con tre absidi. Le colonne sorreggono quattro campate longitudinali, per una lunghezza della navata centrale di circa 21 metri.

La chiesa attualmente appare più piccola di quella originaria in seguito alla trasformazione più importante, avvenuta nel XV secolo per rimediare a crolli e distruzioni. La navata sinistra fu trasformata in un corridoio scoperto di accesso e le prime due campate in un atrio, anch'esso scoperto.

Tra il XVII e il XVIII secolo furono effettuati degli adattamenti agli ambienti della chiesa per accogliere una piccola comunità di monaci eremiti, dediti alle pratiche religiose e all'agricoltura. I monaci sono rimasti a San Giuliano fino alla fine del XIX secolo.

San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera San Giuliano, foto di Roberto Maldera

1. Il toponimo 'Valle Sarignano' è presente nella cartografia IGM 1:25.000, mentre non lo è il toponimo 'il Pontone', in uso presso la popolazione di Barbarano Romano (Di Gennaro 1986, p. 27). Si veda il Geoportale Nazionale del Ministero dell'Ambiente.

2. L'Età del Bronzo in Italia copre circa tredici secoli dal 2300 al 1000 a.C ed è suddivisa in quattro periodi : Bronzo antico, 2300-1700 a.C.; Bronzo medio, 1700-1350 a.C.; Bronzo recente, 1350-1200 a.C.; Bronzo finale, 1200-1000 a.C.. Si veda Peroni 2004.

3. Di Gennaro 1986, pp. 25-28.

4. Nell'Italia centro-meridionale la prima età del Ferro va dal 1000 al 700 a.C. Si veda Peroni 2004.

5. Naso 1996, p. 116.

6. Un vaso etrusco recante l'iscrizione dedicatoria «io sono stato donato da Larth di Manthura» fu trovato nei primi anni Ottanta del XX secolo presso la collina di San Giuliano. 'Io' è il vaso che parla a nome del suo padrone, 'Larth', che proviene da 'Manthura' e che probabilmente aveva donato il vaso come ex-voto ad un santuario che nell'antichità doveva sorgere nelle vicinanze del luogo del ritrovamento. Ciò sembra avvalorare la tesi di Giuseppe Gargana, che all'inizio del XX secolo per primo studiò approfonditamente le necropoli di San Giuliano e che riteneva che Manturanum dovesse essere identificata con San Giuliano. In realtà, San Giuliano poteva essere la città di residenza di Larth, mentre Manthura, la sua città natale, poteva essere altrove. Sulla questione del nome etrusco di San Giuliano si vedano Östenberg 1967, p. 27 nota 1; Quercioli 1992, pp. 258-259; Gasperini 1999 pp. 118 e seguenti.

7. L'Alto Medioevo va dalla caduta dell'impero romano, fissata nel 476 d.C. con la deposizione dell'ultimo imperatore (il giovinetto Romolo Augustolo), all'anno Mille.

8. Dal vocabolo fuhra di origine longobarda che significa 'spazio fra i solchi'. Si veda: Devoto-Oli, Dizionario della lingua italiana, Firenze: Le Monnier, 1971.

9. Nell'antichità il 'pileo' è un copricapo in feltro o cuoio, di forma conica o ovale spesso provvisto di una falda rialzata.

10. Nella letteratura archeologica il termine 'orientalizzante' indica un fenomeno culturale di diffusione, tramite imitazione da parte delle civiltà del Mediterraneo occidentale, di forme e motivi provenienti dalle culture del Mediterraneo orientale. L'età orientalizzante si estende dall'VIII al VII secolo a.C. e interessa in particolare l'Italia e la Grecia, ma anche la penisola iberica. Secondo gli studiosi in Italia l'orientalizzante inizia nel 720 a.C. (fine VIII sec. a.C.) e termina nel 580 a.C. (inizio VI sec. a.C.); tuttavia, l'influenza orientalizzante si presenta con tempi sfalsati a seconda delle località, perché la diffusione di una moda, oggi come nell'antichità, non è istantanea, ma richiede tempi e mezzi di trasmissione adeguati. Si veda Cristofani 1999, pp. 199 e seguenti.

11. Secondo la testimonianza di un documento del 1188, il castello di Barbarano fu sottomesso al comune di Viterbo per intervento di Kiera, figlia del conte Farolfo. Il termine 'castello' nel Medioevo indicava una costruzione fortificata. Si veda Bonechi 1993, vol. I pag. 129.

1 novembre 2011 (ultima revisione: 28 ottobre 2013).